| Foto di Cristina Barbieri |
Tennyson scrisse: "Una tempra di cuori eroici, resi deboli dalle fatiche e dal destino, ma forti nel voler lottare, cercare, trovare e non cedere mai."
La sveglia
suonò alle 8.30. La moka era già sul fornello che borbottava come ogni mattina
e Benedetta stava lavando e vestendo Sveva. Mi trascinai sul divano, aspettando
il mio turno in bagno: pensai a cosa avrei saltato a scuola. Ovviamente nulla.
Nessuna interrogazione e nessuna verifica prevista per quel giorno. Il caffè era pronto: mi riempii una
tazza e riempii quella rossa per mia sorella:
“E’ pronto!”
“Arrivo, finisco con Sveva!”
“Guarda che si raffredda!”
“Potresti anche portarmelo!”
Afferrai la tazza bollente con
la pattina e la raggiunsi:
“Tieni!”
“Cos’è questo muso? Ieri sera
mi sembravi soddisfatta e convinta del nostro piano!”
“Già…!”
“Ohi non ti starai mica
tirando indietro?” domandò con tono che si fece più serio.
“No no è solo che ho paura di
non farcela…sì insomma metti che qualcosa vada storto?”
“Credimi, insieme ce la
faremo…ho fiducia in noi e soprattutto in te! Non vorrei altra persona al mio
fianco!”
I miei occhi brillarono, le
stampai un bacio sulla guancia:
“Da quando sai dire quello che
vorrei sentirmi dire?”
“Non credevo avessi una
considerazione così bassa di me?!” disse dandomi un pizzicotto sulla gamba.
“Mutande rosse o nere?”
“Dai scema…i tuoi mutandoni
alla Briget Jones andranno alla grande!” esclamò ridendo.
“Sfotti sfotti!!!” Le feci il gesto di legarmi al
dito quello che aveva appena detto poi andai in camera mia, molto più
tranquilla e rilassata.