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CAPITOLO 20 - Lontano da chi?

Foto di Beatrice Barbieri
Susanna Tamaro scrisse: "Quando ti si apriranno tante strade e non saprai quale scegliere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuto al mondo, non farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora, resta in silenzio ed ascolta il tuo cuore. E quando ti parla, alzati e vai dove lui ti porta"

SETTEMBRE 2000.



Al tempo dei fatti dell’asilo di Sveva, io e Benedetta ci procurammo dei libri per saperne qualcosa di più. Giravo spesso con qualche saggio in borsa che estraevo quando non avevo da leggere libri universitari. Non era l’uomo nero a spaventarla o creature simili, ma il timore che da un momento all’altro potessimo abbandonarla. Talvolta compariva terrorizzata e tremante nel cuore nella notte e cominciava a  strattonarmi perchè mi svegliassi. Allora mi alzavo con gli occhi ancora chiusi e la riaccompagnavo nel suo letto: accendevo la luce con le api, afferravo una delle tante fiabe e iniziavo a leggere, a fatica. Sveva, lì distesa, mi teneva stretta la mano. Appena il tono della mia voce di abbassava, lei diceva:
“Ancoa” la “r” per lei era spesso un optional. Quando le domandavo:
“Ma che fine ha fatto la “r”?”
Lei rispondeva: “Bo, io non l’ho vista!”
Ripetevo la fiaba due, tre volte: poi quando mi alzavo per tornare nel mio letto, convinta che si fosse tranquillizzata, mi giungeva la sua vocina:
“Non andae via!”
Allora tornavo indietro, l’accarezzavo con dolcezza, le facevo I grattini sul braccio e se vedevo che la situazione non migliorava, benchè ne fossi contraria, la facevo dormire con me.
E chissà come mai, appena toccava il mio letto e adagiava la testa sul mio cuscino, scivolava immediatamente in un sonno profondo. Io anche.