| Foto di Beatrice Barbieri |
Susanna Tamaro scrisse: "Quando ti si apriranno tante strade e non saprai quale scegliere, non
imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la profondità
fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuto al mondo,
non farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora, resta in
silenzio ed ascolta il tuo cuore. E quando ti parla, alzati e vai dove
lui ti porta"
SETTEMBRE 2000.
Al tempo dei fatti dell’asilo
di Sveva, io e Benedetta ci procurammo dei libri per saperne qualcosa di più.
Giravo spesso con qualche saggio in borsa che estraevo quando non avevo da
leggere libri universitari. Non era l’uomo nero a spaventarla o creature
simili, ma il timore che da un momento all’altro potessimo abbandonarla.
Talvolta compariva terrorizzata e tremante nel cuore nella notte e cominciava
a strattonarmi perchè mi
svegliassi. Allora mi alzavo con gli occhi ancora chiusi e la riaccompagnavo
nel suo letto: accendevo la luce con le api, afferravo una delle tante fiabe e
iniziavo a leggere, a fatica. Sveva, lì distesa, mi teneva stretta la mano.
Appena il tono della mia voce di abbassava, lei diceva:
“Ancoa” la “r” per lei era
spesso un optional. Quando le domandavo:
“Ma che fine ha fatto la “r”?”
Lei rispondeva: “Bo, io non
l’ho vista!”
Ripetevo la fiaba due, tre
volte: poi quando mi alzavo per tornare nel mio letto, convinta che si fosse
tranquillizzata, mi giungeva la sua vocina:
“Non andae via!”
Allora tornavo indietro,
l’accarezzavo con dolcezza, le facevo I grattini sul braccio e se vedevo che la
situazione non migliorava, benchè ne fossi contraria, la facevo dormire con me.
E chissà come mai, appena
toccava il mio letto e adagiava la testa sul mio cuscino, scivolava
immediatamente in un sonno profondo. Io anche.