Foto di Cristina Barbieri |
Alessandro Baricco disse: “Accadono cose che sono come domande, passa un minuto oppure anni, e poi la vita risponde.”
Un respiro profondo. Solo un respiro profondo. Infondo non si trattava di una cosa nuova… sì lo era, ma solo in parte. Era la paura del cambiamento, della cosa diversa, ignota, eccitante, ma allo stesso tempo paralizzante.
Compiva i soliti gesti quotidiani, ma questa volta dedicando loro maggior attenzione. Guardò nervosamente l’orologio: 7.15.
“Matilde, ti sei alzata dal letto?”
Risposi con un gemito.
Si guardò allo specchio: nella mano sinistra teneva un ometto, con appesa una gonna a pieghe e nella mano destra, un ometto con appesi un paio di pantaloni neri. La camicia bianca, che indossava, sciancrata sui fianchi, stava bene con entrambi:
“Decisamente la gonna: per il giorno del colloquio devi essere perfetta!” esclamai, comparendo silenziosamente alle spalle di Benedetta, con in mano due tazze fumanti di caffè, ne lasciai una sulla mensola, entrai in bagno e chiusi la porta. Lei bussò:
“Quelle nere con il tacchettino basso, senza calze! Hanno detto che oggi sarà una giornata molto calda..”
“Ti adoro, quando mi leggi nel pensiero.”
Con il sorriso stampato sul viso, ritornò nella sua stanza, assaporando il caffè e finendosi di preparare.
“Come sto?”
“Sei perfetta!”
“Cosa ti ho promesso perché rispondessi così alla mia domanda?”
Sorrisi: “Se non ricordo male: una settimana ai Caraibi!”
“Solo? Credevo almeno un mese! Dai, andiamo!”
Uscimmo di casa e con passo svelto ci dirigemmo verso la Polo parcheggiata in garage. Tutti dicevano che ci assomigliavamo molto: stessi occhi profondi, stesso sorriso, due fossette ai lati della bocca, e solo sette anni di differenza.
Prima fermata: l’asilo nido di Sveva. Seconda fermata: il mio liceo. Stava per cominciare un nuovo anno, l’ultimo che avrei trascorso in quella scuola e la cosa mi spaventava parecchio, dal momento che l’avrei dovuto affrontare con un vuoto incolmabile, che, nove volte su dieci, mi provocava una fitta dolorosissima al cuore.
“Buona giornata: ricordati che ho lasciato nel solito cassetto della cucina i soldi per la tintoria, ci vediamo per l’ora di cena! Toast?”
“Benny, oggi è Lunedì ed è la giornata sabbatica della nostra tintora e i toast sono finiti, come tutto il resto!”
“Come non detto! Allora vedrò di fare un salto al supermercato!”
Aprii la portiera, prima di scendere mi voltai verso Benedetta e le diedi un bacio sulla guancia: “In bocca al lupo!”
“Crepi!” incrociò le dita e sospirò profondamente.