Foto di Beatrice Barbieri |
Quasi mi
mancò il fiato. Accesi la luce: Ero tutta sudata. Non riconoscevo nulla di ciò
che mi stava intorno. Impiegai qualche minuto prima di realizzare che mi
trovavo nella nuova casa: scoppiai in lacrime. Mi mancava la vecchia casa, mi
mancava il suo odore, le sue stanze, i suoi muri troppo bianchi, il suo disordine,
le sue imperfezioni: cominciai a dare pugni al cuscino. Poi le mie mani
coprirono il mio viso, la mia bocca: volevo piangere in silenzio.
Facendo attenzione a non fare
troppo rumore, uscii dalla stanza e andai in bagno, che separava la camera dove
dormivamo io e Sveva, dal salotto, nel cui divano letto dormiva Benedetta.
Mi sciacquai la faccia con
l’acqua fredda, poi affondai il viso nell’asciugamano. Quando lo rimisi al suo
posto vidi la mia immagine riflessa nello specchio. I miei occhi, a volte
troppo severi, mi scrutavano, come per accertarsi che fossi proprio io, che
quel volto fosse proprio il mio e allo stesso tempo per capire quanto ci fosse
di diverso e se fossi stata in grado di affrontare tutto quello che sarebbe
venuto.
Tornai a letto e pensai a
quando papà mi raccontava la storia dei Pisani, uomini piccoli piccoli, che
grazie alla magia, creavano luoghi fantastici, che noi umani, potevamo visitare
solo attraverso i sogni.